Autostima e rassicurazione

Proseguiamo con un altro articolo sulle rassicurazioni, come la settimana scorsa.

Se hai poca stima di te stesso e del tuo valore, e qualcuno ti fa un complimento, anziché mettere in dubbio il tuo giudizio tendi a mettere in dubbio il suo. E quindi tenderai a rifiutare il commento positivo che è stato fatto su di te.

Perché? Perché le persone insicure hanno più bisogno di certezze. E siccome al giudizio che hai di te stesso ci sei abituato, perché ci sei tornato sopra tante volte, ti risulta ormai rassicurante anche se negativo e privo di fondamento.

In generale, lo abbiamo detto in passato, le persone vogliono avere ragione. Anche a discapito della realtà e contro il proprio interesse. E per le persone poco sicure di se stesse, tale bisogno è ancora più forte.

Per questo, se vedere confermate le proprie teorie è in generale confortante, per la persona insicura diventa una necessità fondamentale.

Chi sta affogando si attacca a tutto ciò che gli capita a tiro. Anche ai sassi che affondano.

Il bisogno di rassicurazione può funzionare in modi diversi: si può cercare attivamente ciò che ci illudiamo possa rassicurarci. Ma si può anche sentirsi rassicurati da qualcosa con cui siamo entrati in contatto molte volte senza cercarlo, cioè passivamente.

In altri termini, la ripetizione dà rassicurazione sia quando è cercata, sia quando non è cercata, ma subìta.

Come altri tratti psicologici, anche il bisogno di rassicurazione può assumere vari gradi di intensità. I punti più alti sono raggiunti nel disturbo ossessivo-compulsivo, dove la persona si sente obbligata a tornare continuamente su pensieri o domande intrusive (disturbo puramente ossessivo) oppure a mettere in atto comportamenti ripetitivi o ritualizzati (aspetto compulsivo-comportamentale del disturbo).

In entrambi i casi la dinamica è la stessa: la persona vive un senso perenne di insicurezza e l’unico modo apparentemente a portata di mano per lenirla è rifarsi a ciò che conosce.

Ecco il perché della ripetizione.

L’impulso a ripetere può manifestarsi in modi apparentemente innocui. Qualcuno ha detto che l’ansia delle studentesse è direttamente proporzionale al numero e alla varietà di evidenziatori posseduti. Nel senso che stiamo descrivendo ciò ha un fondo di verità, perché ritornare sugli stessi passi appena letti (con il timore di non ricordarli all’esame) e sottolinearli prima a matita, poi a penna, poi con una penna di colore diverso, poi con l’evidenziatore giallo, poi con quello azzurro che muta il colore in verde, sono evidenti segni di insicurezza.

Giuseppe Santonocito
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