Bibbia e sacrifici animali

In queste settimane sto assistendo a uno sceneggiato sulla Genesi biblica, in realtà una delle ultime novelas brasiliane, le cui puntate scarico da internet e guardo la sera insieme a mia moglie.

Sulle telenovelas è stata fatta ogni tipo di satira e presa in giro, da Chiquito e Paquito di Olcese e Margiotta, nella trasmissione Avanzi su Rai 3 di tanti anni fa, in poi. Tuttavia, per un appassionato di serie tv come me, le novelas brasiliane più attuali (non quelle argentine) e in special modo le cosiddette mini-serie, possono essere quanto e persino più avvincenti di un film. Anche perché, diciamolo pure, quanti sono i buoni film che escono ogni anno, quelli che davvero vale la pena vedere?

Queste saghe durano oggi non più di 150-180 puntate (10-20 puntate per le mini-serie) e i loro creatori si premurano di includere tutti i temi che da sempre riescono a catalizzare l’attenzione degli spettatori. Quindi non solo amore e sentimento, ma anche la morte, il crimine, temi sociali attuali e – dato che siamo in Brasile – le nascite. Tanti bei bambini e puerpere, ansiose e felici di dare alla luce.

Oltretutto l’uso dei temi sociali serve a far passare elementari messaggi tipo Pubblicità Progresso, che possono essere di una certa importanza per gli strati meno istruiti e abbienti della popolazione.

Quella che sto vedendo adesso, come dicevo, è la ricostruzione fedele del Libro della Genesi, da Adamo ed Eva, passando per la Torre di Babele, Ur di Caldea, Abramo, Isacco e via dicendo. E l’immancabile Lucifero, l’istrione, che riappare regolarmente sempre giovane e bello in ogni epoca, tentando di seminare discordia.

Per dare l’idea di come ci si possa immedesimare ed entrare in una storia, mi sta venendo voglia di leggermi la Bibbia per intero, cosa che, lo confesso, non ho mai fatto.

Uno dei temi più impressionanti per le persone dei giorni nostri è la frequenza con cui Abramo e discendenti compiono sacrifici animali in favore di Dio. Stirpe di esperti pastori, non manca certo loro la materia prima. In una scena li vedi sorridere amabilmente e accarezzare un agnellino, nella scena dopo si vede lo stesso agnellino squartato, ardere su un rudimentale altare di pietre.

E l’espressione estatica e soddisfatta di Abramo, mentre alza le braccia al cielo ringraziando il Signore. Ogni occasione è buona per ardere una pecora o una capra, per ringraziare o per propiziare. Persino quando Dio chiede ad Abramo di immolare il figlio Isacco sulla cima deserta di una montagna, e all’ultimo momento gli ferma la mano e lo libera dalla promessa, appare come per magia una capra accanto a loro. Che infatti finisce prontamente sull’altare al posto di Isacco, che in lacrime ringrazia il padre per averlo risparmiato.

Iconica pure la tranquillità di quegli animali, momenti prima di essere uccisi. Essendo pecore, sono ignare. Non si rendono conto di quanto sta per accader loro, non possono pensare e si contentano con la sensazione soave della mano che li carezza, prima di porre improvvisamente fine alla loro vita.

Questo è da sempre lo stato delle cose, purtroppo. È triste e potrebbe suonare offensivo verso il genere umano, ma molte persone non sono mai state dissimili da quelle povere pecore. Vivono di sensazioni semplici, perseguono il piacere, evitano il dolore e non vogliono o non riescono a cogliere i segni di quello che sta succedendo attorno al loro. Men che meno altrove. I “tubi digerenti” di Leonardo.

La Bibbia è considerata, come altri, un libro sacro, perché al di là del significato religioso esplicito, ogni passaggio, ogni situazione, ogni circostanza descritta ha da offrire un insegnamento diretto oppure un’allegoria, una metafora che attraverso un’immagine ne indica un’altra. Ed è stupefacente che tali messaggi non restino affatto fuori moda: validi migliaia di anni fa, perfettamente validi oggi. L’uomo in fondo non è cambiato così tanto da molti, molti anni a questa parte.

Come recita quell’iscrizione sulla tavoletta cuneiforme di 4.000 anni fa: “I figli fanno come vogliono, le mogli non obbediscono più ai mariti, la fine del mondo è vicina”.

Tempi moderni, insomma.

Giuseppe Santonocito
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