Depressione reattiva: il ruolo della rabbia

Possiamo menzionare un’altra importante componente che ritroviamo in molte forme depressive: la rabbia.

Abbiamo visto la scorsa settimana che una persona, dopo essersi a lungo impegnata in un problema per lei importante senza riuscire a trovare una soluzione soddisfacente, può decidere di abbandonare i tentativi entrando in uno stato di rinuncia passiva, cioè uno stato depressivo.

Ma tale transizione può non essere del tutto passiva.

O meglio, può esserlo solo in apparenza.

Il filosofo Santayana diceva che la depressione è rabbia spalmata finissima, intendendo con tale allegoria che il depresso è spesso arrabbiato, ma a occhio nudo può non essere sempre evidente.

L’esperienza clinica ci insegna in realtà che la rabbia non è sempre presente nella depressione, ma può esserlo. Questo perché la ricerca ha mostrato che la rabbia è uno degli esiti più frequenti della frustrazione, cioè, appunto, dell’incapacità di portare a termine un certo obiettivo.

Ad esempio, non tutti gli uomini che non riescono ad avere una donna sono arrabbiati. Però possono diventarlo, sviluppando magari per reazione un sentimento di amarezza e disprezzo verso il genere femminile.

Oppure in alcuni rari casi, diventare violenti e distruttivi.

Una situazione estrema di questo tipo potrebbe aver causato il disastro aereo Germanwings del 2015 dove il copilota, approfittando di un momento durante il quale era rimasto solo in cabina, vi si barricò e schiantò deliberatamente il velivolo uccidendo 150 persone.

Indagando sulla vita privata del pilota si venne a sapere che in passato aveva sofferto di un grave episodio depressivo, dal quale si sarebbe poi ripreso, ma che lo aveva costretto a sospendere l’addestramento per mesi.

Inoltre, sembra che la fidanzata lo avesse lasciato proprio alcuni giorni prima dell’accaduto. A suo dire il fidanzato soffriva di una gelosia ossessiva e controllante, che lo spingeva a pretendere di stabilire persino con quali vestiti lei dovesse uscire la mattina.

Perciò si può ipotizzare che una persona già vulnerabile alla depressione, vedendosi abbandonato dalla compagna, possa aver deciso di vendicarsi in modo terribile. Non verso di lei, che oltretutto aspettava un figlio suo, ma verso “il mondo”, in un atto estremo che alcuni definirebbero suicidio allargato, esteso ad altre persone. Ci si potrebbe anche domandare quanto debba essere stata sofferta la decisione della ragazza di lasciarlo, pur sapendo di essere incinta di lui.

In altre parole, l’estrema frustrazione derivante dal non aver più la possibilità di controllare la fidanzata – cosa che per lui, data la gelosia patologica di cui soffriva, doveva rivestire una grande importanza – può aver fatto scattare quel meccanismo di rinuncia e disperazione tipico della depressione, facendogli concludere che l’unico modo di riscattare il proprio ego fosse compiere un gesto estremo.

Sembra che la Lufthansa, da cui Germanwings dipendeva, fosse al corrente della situazione clinica del pilota, ma che per qualche motivo avesse deciso di non far pesare tale fatto, mantenendo il pilota in servizio.

Ho tuttavia notizia che le compagnie aeree a partire da quell’accaduto fanno molta più attenzione alla salute, soprattutto mentale, del personale di volo e può bastare un semplice sospetto nei valutatori per determinare l’immediata sospensione dal lavoro.

Inoltre, a partire da allora è stata reintrodotta nei regolamenti aerei la norma secondo la quale nessun pilota può rimanere da solo in cabina: è richiesta la presenza costante di almeno un’altra persona.

Giuseppe Santonocito
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