Emozioni ed emozioni di base

Giovedì scorso abbiamo accennato quali sono le emozioni fondamentali: paura, gioia, rabbia, tristezza e disgusto. Possiamo aggiungere anche la sorpresa.

Ne esistono poi altre, definite emozioni sociali, che vengono apprese durante il processo di socializzazione e sono riferite al rapporto che abbiamo con le altre persone. Infatti, le emozioni hanno un ordine abbastanza preciso di apparizione lungo lo sviluppo dell’individuo.

Le principali emozioni sociali sono la colpa e la vergogna. Ci si sente in colpa o ci si vergogna verso qualcuno o qualcosa che si è fatto verso qualcuno.

Colpa e vergogna sono apprese e pertanto non fanno parte dell’armamentario emotivo del bambino. I bambini non si sentono in colpa e non si vergognano, ma apprendono, per l’appunto, a esperire tali emozioni in seguito all’educazione impartita.

“Questo non si fa!”

“(Ah, grazie mamma, finalmente ora posso sentirmi male)”

Qualcuno ha detto che un sentimento di colpa ben orchestrato è tutto ciò che serve per controllare le persone, intese come società o gruppi. Non è un caso che religioni, sette e organizzazioni dove la coesione gioca un ruolo importante dispongano di regole precise, talvolta strane o bizzarre, a cui gli appartenenti devono attenersi, pena l’essere messi all’indice. Ma per le infrazioni leggere esistono confessione e pentimento, che servono appunto per scaricarsi di dosso il senso di colpa.

Parlando di scaricare, invito tutti a rivedere quel bellissimo film, L’avvocato del diavolo,dove un demonio impersonato da Al Pacino invita il suo giovane allievo (Keanu Reeves) a “scaricarsi di dosso il senso di colpa, nient’altro che un inutile sacco di pietre che la gente si porta sulle spalle”. In effetti, la colpa può diventare un’afflizione notevole, capace di limitare in modo grave la vita della persona.

Ogni emozione ha tuttavia una sua utilità.

La paura serve ad avvisarci di un pericolo imminente. Ma quando scatta troppo facilmente, si ha l’ansia, cioè paura per un pericolo inesistente.

La gioia serve a… a cosa? Da un punto di vista dell’evoluzione, a poco. Ma da un punto di vista edonistico e soggettivo, potremmo dire che molti la prenderebbero volentieri come fine ultimo dell’esistenza. Eppure, come abbiamo visto la scorsa settimana, si può eccedere anche qui. Diciamo che mentre le altre emozioni, quasi tutte negative, ci segnalano che qualcosa non va, la gioia ci segnala che tutto sta andando ottimamente e può fungere quindi da conferma.

La rabbia serve a spingerci in avanti di fronte alle difficoltà, quando non riusciamo a risolvere un problema. Ma all’eccesso può portare al suo opposto, cioè all’esaurimento psicofisico e alla depressione. Quando si manifesta troppo di frequente può inoltre essere sintomo di una mancanza di capacità di controllo degli impulsi.

Alla tristezza abbiamo dedicato l’articolo di giovedì scorso.

Il disgusto serve, evoluzionisticamente parlando, perché molte sostanze velenose in natura hanno un gusto forte, amaro o acido, e provare disgusto serve pertanto a evitare di ingerirle. Notare che siccome siamo animali sociali e dotati di una grande capacità di apprendimento, si impara a provare disgusto anche per determinate persone o situazioni, quindi in modo generalizzato rispetto alla funzione originaria legata all’alimentazione.

Anche colpa e vergogna servono a qualcosa. Servono a non oltrepassare limiti che riguardano gli altri e a non dire o fare troppo facilmente cose che potrebbero ferirli, fisicamente o moralmente. Ma all’eccesso, causano immobilismo, rimuginazione e sofferenza.

Il repertorio emotivo a nostra disposizione è più ampio dei casi che abbiamo appena menzionato. Ad esempio, orgoglio, gelosia e invidia possono essere definite emozioni, sebbene le si possa anche etichettare come sentimenti. La differenza fra emozione e sentimento sta nella durata per la quale la sensazione rimane. Le emozioni hanno una durata breve o temporanea, mentre il sentimento tende a persistere più a lungo. L’umore, come abbiamo visto in precedenza, ha durata e persistenza ancora maggiori.

Giuseppe Santonocito
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