Sogno o son desto? Sogni, creatività e magia

Ti è mai successo di trovarti a letto, nel dormiveglia, pensando a ciò che stavi sognando un momento prima? Immagini chiare, recenti. Facili da ricordare.

Ma a volte nel sogno stavi seguendo un ragionamento, che non hai fatto in tempo a completare perché ti sei svegliato.

Allora, ancora mezzo addormentato, cerchi di dare un senso a quel ragionamento. Provi a seguire la stessa logica del sogno, che sembrava quadrasse perfettamente mentre sognavi. Poi all’improvviso finisci di svegliarti e ti dai una manata sulla fronte: “Ma che diavolo stavo pensando? Non ha alcun senso!”

Forse è successo anche a te, se sei una di quelle persone che ricordano con facilità i sogni.

La logica consensuale e la razionalità, durante il sogno, sono distorte. Per dire il minimo.

Non mi riferisco tanto alle immagini, ma alle catene di pensieri, alle parole che diciamo a noi stessi per dare un senso a ciò che ci accade.

Per capirci: un conto è sognare, che so, di camminare sotto un cielo viola, su una strada rosa, che ondeggia, verso una casa a forma di piramide luminosa con la punta tronca, con un pagliaccio sui trampoli che balla sulla sommità.

Strano e surreale, ma sono ancora immagini. Siamo abituati a vedere in tv e al cinema immagini che non vediamo mai nella realtà, quindi potremmo non sorprenderci più di tanto nel fare dei sogni, per così dire, psichedelici.

Ma il fenomeno di cui sto parlando è quando tu – per fare un esempio – sogni e pensi: “Ecco, se gli dico che ho il rettangolo di rame che mi attraversa la mano, allora quell’impiego sarà mio. Ma devo stare attento a non deformarlo, il rettangolo. Altrimenti potrebbe ripensarci.”

E giù, con una catena di pensieri apparentemente coerenti, per sforzarti di capire come fare a non deformare il rettangolo.

Poi ti svegli e ti rendi conto che era un ragionamentocompletamente campato in aria.

Erano proprio sbagliati i presupposti, che nel sogno erano dati per scontati: i rettangoli di rame di solito non attraversano le mani, né ciò è di alcun aiuto, al datore di lavoro, per decidere se assumere qualcuno. Ma nel sogno aveva senso.

Questa è una legge sempre vera, persino in matematica: partendo da premesse errate, attraverso un ragionamento stringente si può arrivare a conclusioni fuorvianti.

Il fenomeno in esame potrebbe essere definito una allucinazione cognitiva. Ovvero, la sensazione che un ragionamento sia razionale, mentre a un esame più attento (o da svegli) cade completamente.

Sarebbe facile concludere: “Per forza, è un sogno. Altrimenti sarebbe realtà. Nel sogno può accadere di tutto.”

È vero. E nella vita da svegli?

Credi sia difficile cadere nello stesso tipo di allucinazioni?

Intendo dire, non ti è mai successo di seguire, da sveglio, una certa linea di ragionamento, poi ti “svegli ancora meglio” e ti rendi conto che non sta in piedi?

Affinché possa crederci, deve esserti successo. Perché se tu fossi una di quelle persone che non rivedono mai le proprie idee, sempre fermamente convinte delle proprie convinzioni… potrebbe sembrarti quello che sto facendo io, adesso, un ragionamento campato in aria.

L’essere umano è fatto per ingannarsi benissimo anche da solo, senza aiuto esterno.

È solo che nel sogno è più facile vederlo.

C’è poi un terzo modo in cui questo fenomeno si può manifestare.

Il primo, abbiamo detto, in sogno. Il secondo, la realtà ordinaria (più o meno) di tutti i giorni.

C’è anche una terza via, di mezzo. È quando fantastichiamo nel regno dell’astrazione sapendo di farlo, quello in cui vivono le persone molto dotate intellettualmente. I geni, i creativi, i grandi imprenditori, i visionari. Quelli che riescono a ragionare su oggetti e circostanze che ancora non esistono, riuscendo poi a impiegare tali idee per realizzare davvero tali oggetti.

I soliti geni alla Einstein vengono in mente, ma anche uomini d’affari moderni come Elon Musk (prima che iniziasse ad avversare il bitcoin) o il Bill Gates dei primi tempi, quando si occupava di ciò di cui avrebbe dovuto continuare a occuparsi, cioè di software. Oppure i nostri Enzo Ferrari e Camillo Olivetti.

Tutti uomini che hanno saputo sognare da svegli, immaginare, giocare con le idee, per poi riassociarle e ricombinarle in modi nuovi, per creare realtà inventate che diventano tangibili.

La particolarità di questa terza modalità, potremmo dire, sta nel modo deliberato con cui è attuata. Mentre in sogno o nel sogno da svegli si tratta di processi involontari, il creativo fa un uso consapevole di tali processi di fantasia. Si concede il lusso di produrre tante idee, la maggior delle quali si riveleranno inutili o strampalate. Ma alla fine ne trova una o due formidabili, che fanno la differenza.

In fondo non è un processo così distante da quello che la magia e gli occultisti hanno sempre sostenuto di riuscire a ottenere: effetti reali attraverso l’uso della mente e della passione.

Solo che non c’è bisogno di scomodare la magia: accade ogni giorno e per questo è un processo del tutto naturale, non soprannaturale.

Giuseppe Santonocito
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