Tolleranza al disagio e cambiamento

Che cosa ti dà più fastidio, la situazione attuale che non è come vorresti, oppure il lavoro, il disagio e il sacrificio necessario per cambiarla?

Ogni processo di cambiamento si riduce alla risultante di due opposte forze: una che ci spinge a cambiare, da una parte, e un’altra che ci trattiene nello status quo, facendoci evitare la scomodità.

È quella che prevale a decidere l’esito.

Sappiamo che alcuni individui sono più pronti e rapidi a cambiare, anche in modo importante, mentre altri incontrano difficoltà. Altri ancora proprio non riescono.

Nella mia esperienza, uno dei fattori che ho identificato nei processi di cambiamento comportamentale e psicologico è appunto il personalissimo modo con cui si esprime la capacità di sopportare il disagio.

Molti cambiamenti richiedono infatti un certo disagio nella fase iniziale e, se non si è attrezzati o disposti a sopportarlo, rinunceremo più facilmente. Come chi vuole migliorare la forma fisica e si iscrive in palestra, ma smette dopo poche lezioni “perché è troppo faticoso”. Oppure chi vuole superare una paura, ma si rifiuta di esporsi proprio a ciò che lo spaventa, non riuscendo ad accettare che è solo così che le paure si superano: per lui è troppo rassicurante tornare al proprio angolino, evitando accuratamente ciò che lo disturba. In altri termini la sua soglia di tolleranza al disagio non gli permette di fare ciò che va fatto.

Dopo un certo tempo che una persona viene da me, se ancora non è riuscita a produrre i cambiamenti che desidera offro loro il seguente esempio numerico.

Se la mia soglia di tolleranza al disagio fosse ipoteticamente fissata a 100, quando il lavoro che sono a chiamato a fare per superare il mio problema ne vale 120, la soglia sarà sorpassata e quindi non mi sentirò spinto a cambiare. Troppo faticoso. Se invece tale lavoro mi provocasse un disagio che vale 60, potrei essere disposto a sopportarlo e quindi avrò buone possibilità di cambiare.

Allo stesso modo, se questi due carichi di lavoro (e disagio) che valgono 120 e 60 capitassero a qualcuno con soglia 200, egli li sopporterebbe senza problemi e si sentirebbe pertanto spinto a cambiare in entrambi i casi. Ma se invece capitassero a qualcuno con soglia 40, li troverebbe inaccettabili. Risultato: status quo.

Il richiamo filosofico più ovvio è allo stoicismo, l’antica scuola che invitava a non dare più di tanto peso a emozioni e sensazioni, in questo caso a disagio e fastidio, ma a concentrarsi piuttosto su ciò che va fatto per raggiungere l’obiettivo desiderato.

Molti preferiscono invece vivere da epicurei, in base all’assunto (errato) che si debba sempre cercare il piacere ed evitare ad ogni costo il dolore.

I disastri morali a cui assistiamo sempre più spesso in seno alle società occidentali, purtroppo, derivano in buona parte dal declino dello spirito di sacrificio. L’umanità sembra lentamente andandosi convincendo che si abbia diritto a tutto ciò che si desidera, solo per il fatto di desiderarlo, prescindendo da ciò che è necessario fare per ottenerlo.

Giuseppe Santonocito
Latest posts by Giuseppe Santonocito (see all)