Tornare al passato per aiutare?

Una delle questioni ricorrenti fra quanti si occupano di psicoterapia riguarda le differenze fra i vari orientamenti terapeutici, e il modo in cui esse possono incidere sull’efficacia dei vari approcci.

Alcune di queste principali differenze:

  • Durata media complessiva del trattamento.
  • Frequenza e durata delle sedute, setting ecc.
  • Ruolo del terapeuta:
    • Prevalentemente attivo e interattivo (orienta attivamente la terapia) o passivo (ascolta, non commenta e non offre spesso spiegazioni o interpretazioni).
    • Dà o meno indicazioni pratiche su cosa fare o non fare.
    • Atteggiamento emotivo, più distaccato oppure partecipe.
  • Tipologia delle informazioni sollecitate al paziente.

Ad esempio, riguardo alle informazioni richieste al paziente gli orientamenti di tipo psicoanalitico e psicodinamico danno molto valore alla vita all’interno della famiglia di origine, specificamente i rapporti con i genitori. Altri approcci, come quello strategico e quello cognitivista originale (Beck ed Ellis) tendono invece ad attribuire più importanza al presente, ossia al modo in cui il problema presentato funziona, oggi.

In generale, anche al di fuori dell’ambito psicoterapeutico, come capire se un certo fattore è essenziale?

Semplice: rasoio di Occam. Si prova a eliminare il fattore in esame e si osserva se i risultati ottenuti cambiano in modo apprezzabile.

In tal senso è possibile affermare che la storia passata del paziente non è di fondamentale importanza ai fini non tanto di capire perché egli si trovi ad avere proprio quel problema e quei tratti comportamentali, e non altri, ma i fini di poterlo eventualmente trattare o risolvere.

In altre parole, la storia passata e le relazioni familiari originali possono dare un contributo nello spiegare come mai una persona è nel modo in cui è, ma di per sé non sono fattori essenziali ai fini di orientare la terapia. Questa affermazione è legittimata appunto dall’esistenza di modelli terapeutici che si dimostrano efficaci pur senza fare uso di tali fattori.

L’esempio che uso spesso è quello del viaggio.

Se devo andare da Firenze a Roma, dovrò preoccuparmi di tutti i passi richiesti per il viaggio: se vado in treno mi recherò in stazione, comprerò il biglietto, andrò al binario e prenderò la mia vettura. All’arrivo scenderò e continuerò fino alla mia destinazione. Ma non mi importerà minimamente sapere perché sto partendo proprio da Firenze. Certo, a richiesta sarò in grado fornire le spiegazioni del caso: mio padre era un artista e in quanto tale pensò di stabilirsi a Firenze, città d’arte. Poi si sposò, nacqui io e rimanemmo a Firenze. Ecco perché abito qui. Tutte informazioni interessanti, ma che non mi sono del minimo aiuto per capire come andare da Firenze a Roma.

In un disturbo d’ansia, ad esempio, al terapeuta strategico interessa sapere come, dove, quando ed eventualmente con chi il problema tende a manifestarsi, al presente. Partendo da questi elementi e basandosi sull’esperienza derivata dall’aver affrontato e risolto molti altri casi simili, il terapeuta sarà in grado di suggerire le manovre più opportune per trattare il caso attuale. In modo efficiente, senza impiegare più tempo del necessario in archeologia familiare e ricerche sul passato.

Giuseppe Santonocito
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